Via del Mulinuss

              

Particolarmente suggestiva, per la struttura urbanistica e per il contesto naturalistico è la zona di Via del Mulinuss.

Due erano i fili che legavano tra loro i mulini di Cividale: la roggia dei Mulini e il Natisone. La prima, costruita dai veneziani, portava l’acqua e lungo il suo percorso sorgevano decine di mulini, mentre sulle rive del Natisone, già dal medioevo, si trovavano le macine. Poiché il fiume era soggetto a piene rovinose e le sue rive risultavano impervie, si preferì incrementare la presenza dei mulini lungo la roggia.

Il mulinar una professione antica, tramandata da padre in figlio, e molto diffusa in Friuli. Un mestiere che univa sapienza tecnica a particolare perizia nella gestione della macina. Un unico sistema di ruote con le pale posto lungo il corso d’acqua e montate su asse centrale azionava sia il meccanismo per la macinazione del grano sia quello per la battitura del baccalà. L’asse delle pale esterne era poi collegato a una ruota verticale munita di denti cilindrici che azionavano la macina: due lastre circolari in pietra piacentina, fissa quella inferiore e rotante quella superiore. Sopra la macina c’era la tramoggia, che ospitava il cereale destinato alla macinazione.