Una ricognizione sistematica della letteratura dei letterati di Cividale porterebbe molto lontano, addirittura all’età romana ma è bene piuttosto concentrarsi su un grande personaggio che nonostante sia detto “d’Aquileia” è originario del cividalese ovvero il famoso Paolino, grammatico e teologo insigne, maestro della Scuola Palatina di Carlo Magno e poi Patriarca di Aquileia.

I suoi scritti sono di contenuto prevalentemente teologico e liturgico ma Paolino ha una certa rilevanza nella letteratura medievale anche come poeta, autore di inni e di un poemetto religioso in esametri. A lui viene attribuita l’invenzione del cosiddetto “metro paoliniano” ma è interessante soprattutto notare la capacità inventiva e la libertà compositiva di un letterato che aveva studiato solo nelle scuole cividalesi, non piccolo merito per una città di provincia.

Contemporaneo e conterraneo di Paolino, Paolo Warnefrido, detto Diacono. Autore della Historia Longobardorum, il cui stile è piano è scorrevole sia nella prosa che nei testi poetici, questi ultimi perfetti sotto il profilo metrico.   

Dopo questi due letterati non troviamo altri scrittori cividalesi fino al XII secolo, bisognerà aspettare il 1190 quando nascerà Tomasino di Zerclare, cividalese di nascita ma scrive in tedesco, è un chiaro esempio del clima culturale che esisteva in Friuli in quel periodo, per effetto della presenza dei Patriarchi tedeschi e delle loro corti. Proprio ai cortigiani e alle dame della corte del Patriarca è dedicata l’opera Walischer Gast.

Nei secoli XIII e XIV non troviamo letterati di Cividale, se si escludono due storici: Giuliano Canonico e Nicolò Canussio. Fra questi due storici dobbiamo però citare un autore di difficile definizione: Fior Furlano o Fiore De’ Liberi da Cividale. Alla prima metà del secolo XIV vengono attribuiti i suoi primi testi poetici in friulano.

Nel 1567 nacque a Cividale da una umile famiglia, Giovan Paolo Fabri, “un cividalese onorabilissimo” che fin da giovanissimo calcò le scene e divenne ben presto famoso come “Flaminio” occupando per abilità artistica, estro e fantasia uno dei primi posti nel movimento teatrale italiano fra il Cinquecento e il Seicento.

Dopo le cronache di singoli avvenimenti, le raccolte di curiosità e di documenti o citazioni di testimonianze che riguardavano Aquileia e la regione circostante, dopo i primi tentativi di tracciare una storia locale, verso la metà del Settecento abbiamo anche in Friuli un fiorire di storici di qualità, primo fra tutti il cividalese Gianfrancesco Bernardo Maria De Rubeis, il più acuto e profondo studioso degli avvenimenti e dei problemi friulani.

Figura importante, Alessandro De Stefani (1891 – 1970), autore di teatro noto soprattutto come soggettista e critico cinematografico, scrisse anche romanzi, radiodrammi e traduzioni per il teatro.

Altro autore di grande spessore culturale e morale, Giovanni Maria del Basso (1935 – 1997) ha lasciato importanti lavori di sfragistica, filologia e letteratura latina, ma è autore anche di riflessioni in friulano su luoghi o avvenimenti della nostra regione.

Completato questo percorso che va da Cornelio Gallo ai poeti cividalesi di oggi, è chiaro come l’arte e la poesia siano la parte meno caduca dell’umanità.

Il cividalese antico

II testi friulani antichi sono stati a lungo studiati ma soprattutto gli scritti di Cividale hanno avuto un largo spazio per la loro varietà e la loro maggiore antichità. Vincenzo Joppi fu il primo che raccolse i testi per poi pubblicarli, molti dei quali provenienti dal cividalese.

Del Trecento possiamo notare gli “esercizi di versione dal volgare friulano in latino” in uso in una scuola per notai del tempo. Numerosi sono i testi di cui si occupa Giovan Battista Coronali (“Un documento friulano del 1284” ed “Il più antico testo friulano”).

Il quaderno vergato nel 1360 dal notaio Odorlico testimonia l’uso del friulano in epoca tardo-medievale.

Negli “Acta Camerariorum Communis”, il modello linguistico che emerge da questi documenti risulta sicuramente di grande interesse e delinea i caratteri di un codice che si avvicina ai migliori esempi di cividalese antico.