Via Dolorosa

Le parole dell'artista

"Come premessa fondamentale, alcune brevi riflessioni che introducono alla mostra dei bozzetti della “VIA DOLOROSA “.

Voglio affermare che sono fermamente convinto di una cosa e che davanti a un’opera di Arte Sacra, quando è tale, non si può non stare in raccoglimento ed ascoltare le suggestioni che nascono nel nostro cuore.
Posso personalmente testimoniare che durante il lavoro, lo scultore non è altro che lo strumento tramite il quale lo Spirito mostra l’opera e la sensazione che prova a lasciarsi andare per inseguire l’inconsapevole e misteriosa suggestione che gli esplode dentro, ne è il segno inconfondibile.

Per questo, mentre il rapimento del cuore ti prende immediatamente, alcuni contenuti non emergono subito, ma si rendono visibili lentamente e spesso la lettura completa dell’opera si ha solo dopo molto tempo.

Tutto inizia dalla Croce Spezzata e questo è quello che mi è successo durante questo lavoro.
Per anni ho cercato un’immagine del Cristo Crocefisso, che non fosse oleografica e ripetitiva nel gesto, ma che raccontasse l’immenso dolore insito in questo storico evento.
Una nuova icona del dolore nella quale sia evidente la sofferenza, senza essere però, scenografico, sanguinolento o facilmente brutale, vera, credibile, sacra, divina e che inviti ad una profonda e seria riflessione.
Ho documentato per anni tutte le immagini delle crocifissioni che ho incontrato nei miei viaggi, ho letto e mi sono documentato su tutto ciò che racconta della crocifissione e del Calvario e spinto dalla sete di sapere, ne ho parlato con amici teologi e con ogni persona interessata a questo grande mistero.
Ho subito come tutti noi, la sensazione d’impotenza che ti soffoca davanti alle enormi ingiustizie di questi tempi, dai morti che tutti i giorni avvengono nel mondo dei migranti alle guerre ormai dimenticate, dalla mancanza di carità e dell’indifferenza del dolore altrui, alla corsa forsennata della ricerca del denaro ad ogni costo, del traffico delle armi, dell’apparire invece dell’essere, della vana e scellerata rincorsa, alla ricerca della chimera della eterna giovinezza.
Con questi sentimenti che si agitavano nel mio cuore, ostinatamente inseguivo questo desiderio e un giorno, mentre ero al lavoro e stavo facendo l’ennesimo studio sulla crocifissione, al momento di collocare il corpo di Gesù, ecco quella sensazione, un vento leggero che gonfia le vele verso l’ignoto, lasciarsi andare è stato tutt’uno, non esisteva più nessuna tradizione, l’immagine prendeva forma e allora il vento leggero è diventato impetuoso, ero sull’onda, non gestivo nulla ero solo uno strumento, un proiettore che riversa immagini tridimensionali, il Cristo non sopra ma dentro la croce!

La croce si spezza!

Cristo è morto!

La croce è vinta.
Inevitabile appena tornato alla realtà, una domanda:
Ma che cosa ho fatto?
E mentre dentro senti nascere la tua personale risposta, un’altra domanda:
Quale messaggio mi comunica Gesù con la sua testimonianza?
E subito dopo all’improvviso la risposta:
Accettare la propria croce è l’unico modo per vincerla.
Seguiamo l’esempio di Cristo e la croce si spezzerà dando inizio alla nostra resurrezione.
Ci tengo però a dire che questa è la mia più intima e personale sensazione, davanti a questo lavoro e spero con tutto me stesso, che ogni persona che si trovi a osservare questa croce, la guardi con gli occhi del cuore, così che possa, guidato dallo Spirito, trovare il proprio personale messaggio.
Per terminare queste brevi riflessioni, vorrei dire le ragioni che mi hanno portato a collocare l’opera nel modo in cui appare, la croce è sospesa nel vuoto, sorretta da un’altra croce trasparente, a significare che il sacrificio della croce è sempre presente, anche se non si vede, è nell’aria che ci circonda, è nel giorno, nella notte, in ogni attimo della nostra vita e in ogni luogo dove ci troviamo, basta cercarla."

- Alessandro Romano

I Staz. Getzemani

Le parole dell'artista

"Ho sempre pensato che realizzare questa opera significava racchiudere, in una sola icona, l’intera via dolorosa.
Penso che in questa descrizione è racchiuso tutto il mistero dell’amore di Cristo per l’intera umanità.
Per la loro salvezza e in piena consapevolezza, infatti, accetta l’estremo sacrificio della morte e la morte di croce.

“ Padre se poi allontana da Me questo amaro calice” dice Gesù, grondando sangue, consapevole e impaurito da ciò che lo aspetta, tuttavia subito dopo esclama,
“ Ma non la Mia, ma la Tua volontà si compia” riconfermando la propria decisione.
Così, nonostante fossi pieno di così forti emozioni, l’opera non prendeva forma, tutte le stazioni si materializzavano sotto le mie mani raccontandomi tutti i terribili tormenti vissuti da Nostro Signore meno la prima così forte è significativa.
Da qualche mese tutte le stazioni erano terminate ed io vagavo in una sorta di limbo, in un’attesa triste e sconsolata della prima.
Un mattino, erano circa le quattro, vengo assalito da una grande inquietudine, sento nascere dentro di me un fuoco fortissimo che mi spinge fuori dal letto verso il blocco di carta del computer, arrivato, in preda ad una bellissima sensazione, vedo finalmente, scorrere la matita e nascere idee, scena su scena, disegno su disegno, fino a che, ho capito ciò che dovevo fare.“

Gesù inginocchiato, in preda all’angoscia e grondando sangue, con la mano sinistra alzata verso il cielo, offre l’eterno sacrificio, rappresentato dalla corona di spine, al Padre e con la destra, rivolta agli uomini il proprio cuore, segno dell’eterno amore che nutre per loro
Aveva detto, “vegliate e pregate”, ma gli apostoli ai suoi piedi, stanchi, dormivano o disattenti inseguivano i loro pensieri. La terribile Metafora di ciò che accade da è per sempre a quasi tutti gli uomini."

- Alessandro Romano

 

II Staz. Pilato

Le parole dell'artista

"Pilato, piccolo e pusillanime personaggio che, oltre a non avere il coraggio di affermare l’evidente innocenza di Gesù e per propri interessi personali, non volendo avere problemi con i potenti sacerdoti del tempio, rinuncia al proprio ruolo e pur sapendo ciò che sarebbe accaduto, rimanda la sorte di Cristo nelle mani del popolo manovrato è servo del potere.
Per il Signore però nessuno sfugge alle proprie responsabilità, infatti il demonio, sotto le sembianze dell’antico dragone è già pronto per divorarlo."

- Alessandro Romano

III Staz. Gesù è flagellato alla colonna

Le parole dell'artista

"Inesorabile e l’aggettivo che può descrivere questa terribile tortura, così bene descritta da Maria Valtorta.
Così terribile che la suggestione che ho ricevuto e proprio quella dell’impossibilità di sottrarsi in alcun modo a questa condanna.
Posto all’interno della colonna stessa, quasi inglobato ed incatenato per le mani Gesù subisce, agnello dolce e docile questo straziante tormento.
Questa è l’immagine che aprì la presentazione della “VIA CRUCIS” che Papà Francesco ha celebrato al Colosseo nella S. Pasqua del 2017 davanti al mondo intero."

- Alessandro Romano

IV Staz. Gesù è caricato sulla croce

Le parole dell'artista

"Come piccoli parassiti inebriarti dall’odore del sangue, così i piccoli uomini raffigurati nella stele, caricano di dolore, argutamente studiato, Gesù, tutti impegnati, ove ciò fosse mai possibile, a rendere ancora più doloroso, il calvario appena iniziato.
Si accalcano sopra il legno per renderlo più duro e più pesante.
Voluta allegoria, della volontà d’infierire con ogni mezzo, affinché nessuna tortura possa essere dimenticata e si manifestano di continuò, apparendo in ogni dove, ognuno con la propria demoniaca malvagità, per raggiungere tale scopo."

- Alessandro Romano

V Staz. Incontro con le pie donne

Le parole dell'artista

"Gesù sembra dire, io mi avvio verso il dolore e la morte, ma non piangete per me, piangete per i vostri figli che ne sono i responsabili, vi assicuro che meglio sarebbe stato che non fossero mai nati.
Io porto la mia croce con rassegnazione e fiducia nel Padre perché so che non mi abbandonerà.
Il dolore e un mistero insondabile però alla fine del tunnel c’è la luce."

- Alessandro Romano

VI Staz. Prima caduta

Le parole dell'artista

"Quando inizia il dolore della prima caduta? Nell’impatto ormai inevitabile con la strada, visto che Gesù inciampando nell’acciottolato sconnesso ed irregolare sta cadendo?
No, per me molto prima, cosa può aver provato Gesù nel breve ed interminabile tempo che intercorre dalla consapevolezza della prossima caduta all’impatto vero e proprio?
Per questo ho voluto rappresentare Gesù nell’attimo prima della caduta, nel tentativo disperato di scongiurare o almeno attenuare tale doloroso impatto, per sottolineare questo aspetto e perché nessuno dimentichi mai, che anche questo breve lasso di tempo, breve ma interminabile allo stesso tempo, fu carico di infinita sofferenza spirituale che si andava ad aggiungere alla già terribile sofferenza fisica sofferta e quella che inevitabilmente gli sta per franare addosso.
L’applicazione del dolore, diretta dal principe delle tenebre, fu scientifica, nulla fu lasciato al caso, e “nessun dolore gli fu risparmiato”."

- Alessandro Romano

VII Staz. La Veronica

Le parole dell'artista

"A questo punto anche il gesto più amorevole si trasforma e si tramuta in dolore.
Per questo la stazione è rappresentata da due sculture, il bozzetto che ritrae l’intera scena ed un particolare espresso nelle dimensioni finali dalle quali, quanto appena detto, risulti evidente e drammaticamente vero.
Sotto il volto del Cristo sofferente, realizzato a grandezza naturale è presente il velo con il quale la Veronica gli deterse il sudore e il sangue che colava dal viso e negli occhi, un velo ricavato dal calco del volto di Cristo, un velo che trattiene la traccia del terribile tormento che lo attanaglia, un velo sul quale sono minacciosamente presenti le aguzze e insanguinate spine del supplizio."

- Alessandro Romano

 

VIII Staz. Seconda caduta

Le parole dell'artista

"Se mai ce ne fosse bisogno, vorrei far notare che in questa seconda caduta, a conferma di quanto appena detto nella prima, ri rimarca il teorema della perfidia analitica nel causare il massimo dolore possibile a Gesù
Infatti Cristo adesso stanco, affaticato e piegato sulle ginocchia ormai allo stremo delle forze, non inciampa contro i sassi sconnessi della strada, ma pesta la tunica cadendo in avanti con tutto il peso della croce che sbilanciata, rovinandogli addosso lo schiaccia dalla testa ai piedi.
Nessun dolore gli fu risparmiato!!!"

- Alessandro Romano

IX Staz. Incontro con Maria Ss.

Le parole dell'artista

"In questo lavoro mi sono voluto soffermare e riflettere sul ruolo di Maria Santissima. Non portò forse anche lei la propria croce?
Sono certo che fino dal giorno dall’annunciazione, lei sapesse della terribile sorte del suo sentissimo ed innocentissimo figlio.
Come non pensare che in Isaia 1:1, nella descrizione del germoglio di Jesse, il santissimo profeta, alludendo alla genealogia di Re Davide, non fosse compresa la cellula che generò tale germoglio “Maria”.
È per mezzo di lei infatti, che il mondo riceverà il suo salvatore, ed è dalla croce di nostro Signore, Salvatore e Redentore dell’intera umanità, che invertendo i ruoli, ora nascerà la croce della sua Santissima Corredentrice.
“ Fate ciò che Lei vi dirà”
Ripete spesso Gesù, indicandoci la strada da percorrere per arrivare a Lui.
Per questo, nella scultura che commenta questo incontro, ho rappresentato le due croci che si incontrano, per evidenziare il ruolo di Maria.
Adesso però si invertono i ruoli e la sua croce nasce come germoglio, della croce del divino Redentore, come Corredentrice, uniti dalla Santissima linfa dell’amore misericordioso verso tutta l’umanità."

- Alessandro Romano

 

 

X Staz. Terza caduta

Le parole dell'artista

"È caduto di nuovo, il dolore immenso, la gola è arsa, il fuoco brucia tutte le piaghe in ogni più piccola cellula, il cuore ormai si sta per fermare.
Troppo, troppo, troppo tutto, Gesù in preda allo sfinimento, sembra non riesca più a reagire, il peso della croce, diventato infinito, attraversa il corpo martorizzato schiacciandolo al terreno facendo penetrare la polvere fino alle ossa.
Questo è quello che appare al centurione, guardando la scena ai suoi piedi.
Deve intervenire subito, non si può permettere, nemmeno per pietà, che Gesù muoia e non arrivi vivo alla croce sul Golgota.
Guai ad evitare l’infamante morte che attende Cristo.
Guai a scatenare l’ira dei sacerdoti del tempio che assetati di sangue lo vogliono vedere crocifisso.

- Alessandro Romano

 

 

XI Staz. Il Cireneo

Le parole dell'artista

"Ecco arrivare dal lavoro dei campi il Cireneo con il figlio, è quello che aspettava il centurione, perché forse è ancora in tempo per impedire la prematura morte di Gesù.
“ Prendi la croce e porta il condannato alla cima del monte”,
questo è l’ordine che gli esplode dalla bocca e che non ammette rifiuti.
Guardando Gesù ridotto in quello stato il cuore del Cireneo si riempie di pietà e dopo il primo tentennamento, ora prende con decisione la croce, ed entrando nel dolore, abbraccia Gesù è sostenendolo lo accompagna con amore al luogo del supplizio.
Nel mistero incomprensibile del dolore e anche se questo aiuto, fornito dall’umile è forte contadino, ha un fine così terribile, sono sicuro che il Signore, guardando con gli occhi attraversati dal sudore dalla polvere e dal sangue, lo ringrazio’ beneficandolo con ogni benedizione, perché il suo gesto non fu fatto per obbligo ma per pietà."

- Alessandro Romano

XII Staz. La spoliazione

Le parole dell'artista

"Neanche la violenza sul pudore gli fu risparmiata.
Dopo essere stato colpito, sputato, bastonato e percorso in ogni parte del corpo fu denudato e violato anche nella propria intimità
Solo la mano pietosa e amorevole di Maria, consapevole della gravità di questa ulteriore violenza, togliendosi il velo che le ricopriva il capo, glielo fece avere perché si coprisse.
Fu Giovanni che compi’ questo straordinario atto d’amore e di pietà, l’unico che sprezzante della paura che aveva sbandato tutti gli altri, non li abbandonò nemmeno in questo momento
Ho voluto raccontare questo episodio immaginando Gesù nel momento in cui si ricopre pieno di pudore, le proprie nudità,
sperando, ove mai ciò fosse possibile, di descrivere le sensazioni che mi invasero il cuore leggendo ciò che così bene e descritto da Maria Valtorta nel decimo libro del suo Evangelo.
Ho voluto poi concludere l’opera con i simboli dell’ultima affermazione di Gesù
“ Ai miei piedi si son divise le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”."

- Alessandro Romano

 

 

XIII Staz. LA Crocifissione

Le parole dell'artista

"Un mistero ha circondato da subito per me questa stazione.
Tutta la scena e circostanziata nel luogo e nel tempo, gli atti e i comportamenti sono tutti ben definiti, la mano destra trafitta dal chiodo è rattrappita mentre la sinistra sta per essere brutalmente inchiodata, l’uomo che con il proprio peso schiaccia Gesù conficcandolo ancora più a fondo nel dolore della croce e infine quello che ai suoi piedi lo tira per inchiodarlo a sua volta, tra qualche istante.
Tutto ci racconta del dolore e tutto è circoscritto e dettagliato, ma le due mani che, fuoricampo e senza un corpo definito lo tirano slogandogli le braccia?
Cosa significano?
Perché non hanno un corpo?
Solo dopo qualche tempo guidato dallo Spirito ne ho compreso il significato profondo.
Quelle mani senza un corpo definito, sono le nostre mani, le mani di ogni uno di noi.
Quando ignoriamo la richiesta di aiuto e ci rifiutiamo di tendere la mano ad un nostro fratello, il nostro rifiuto non è rivolto solo a lui, ma molto piu gravemente è rivolto a Gesù, crocifiggendolo così di nuovo, adesso.
Infatti nel Vangelo si legge “ Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me”

- Alessandro Romano

 

XIV Staz. Cristo muore la croce è spezzata

Le parole dell'artista

"Tutto ha inizio qui, l'intera via dolorosa ha inizio dopo questo lavoro.

Per anni ho cercato un’immagine del Cristo Crocifisso che non fosse oleografico o superficiale ma un lavoro dal quale trasparisse la sofferenza di Nostro Signore, senza essere scenografico, sanguinolento o facilmente brutale, insomma un’icona di tanta sofferenza che fosse al contempo vera, credibile, sacra e divina è che facesse riflettere questo mondo così distratto da tante vanità.

Quindi senza essere pienamente cosciente di tali riflessioni, ostinatamente inseguivo questo desiderio. Ho documentato per anni tutte le immagini delle crocifissioni che ho incontrato nei miei viaggi, ho letto e mi sono documentato su tutto ciò che racconta della crocifissione e del Calvario e ho parlato con amici teologi e non, dell’oggetto della mia ricerca.

Un giorno, mentre ero al lavoro e stavo facendo una crocifissione, al momento di posizionare il corpo di Gesù: ecco, un “vento leggero” ed una domanda,

perché il Cristo sulla croce? E subito una risposta, Il Cristo è dentro la croce, perché è immerso nella sofferenza!

Ed il vento leggero è diventato impetuoso, mi sono lasciato andare, ed ho spezzato la croce!

Cristo è morto la croce è vinta.

Guardando La croce pezzata Mons. Comastri esclamò

“ questa croce profuma gia' di resurrezione”

ed è sospesa perché ci ricordi che siamo circondati dal dolore, quanta sofferenza è intorno a noi.

E come il Cireneo noi dobbiamo essere pronti a guardarla e sostenerla senza paura perché in ogni croce c’è Cristo.

Ma Mentre non voglio scendere nei contenuti e significati che questo lavoro contiene, poiché penso sia un fatto personale, invito tutti ad osservare questo lavoro con il cuore sereno e libero, in modo che guidati dallo Spirito ogni persona trovi e possa comprendere il proprio messaggio.

- Alessandro Romano

 

XV Staz. La deposizione

Le parole dell'artista

"La croce è vinta, ma l’impronta del dolore di Cristo, rimarrà in eterno indelebile nel legno,quale testimone silenziosa e inamovibile delle tante atrocità.
Giuseppe d’Arimatea ottenuto il permesso di dare degna sepoltura al corpo, insieme a Giovanni e Nicodemo con dolce e amorevole rispetto, affranti da tanto tristezza, salendo a ritroso il dolore di Nostro Signore, staccano dal legno il corpo martoriato di Gesù per consegnarlo a Maria Santissima che, inchiodata alla propria dolorosa croce, lo aspetta per l’ultimo saluto."

- Alessandro Romano

 

 

XVI Staz. La pietà

Le parole dell'artista

"Ecco finalmente sono arrivati, guidato da Giovanni il mesto corteo porta, avvolto nei canditi teli, il corpo di Gesù per consegnarlo alla Santissima Madre.
O amore dolcissimo, quanto dolore, quanta cattiveria, quanta brutalità hai sopportato, ora però non temere, sei qui al sicuro tra le mie braccia e come quando eri bambino lavavo e baciavo le tue piccole ferite perché guarissero presto, ora bacio queste Sante Piaghe e le lavo con le mie lacrime poiché portatrici della Grande Speranza.
Via gli strumenti dell’infame tortura per fare spazio al fiume rigonfio di benedizioni che accompagneranno il tuo immenso sacrificio.
Anche se non è possibile, ora vorrei rimanere abbracciata forte a te, per attendere insieme la Resurrezione."

- Alessandro Romano

 

XVII Staz. La resurrezione

Le parole dell'artista

"Suonate trombe del cielo, gioisca l’intera umanità, il Signore è risorto, la grande speranza adesso è diventa realtà.
“Vide e credette” si dice di Giovanni appena entrato nel Santo Sepolcro perché II sacro telo era imploso su se stesso, ma intero, il corpo di Gesù era migrato attraverso le trame del tessuto per raggiungere il Padre e dare compimento a tutto ciò che aveva annunciato.
Le anime dei defunti coinvolte in questa bellissima resurrezione, ai piedi del Santo sepolcro risorgono anch’esse, una dopo altra per annunciare l’eterna gloria di Dio.
Dio padrone del tempo e profondo conoscitore di ogni più recondito pensiero che si nasconde nei meandri più profondi dell’uomo ha voluto, nella sua infinita bontà, donarci pure la prova di tale risurrezione, finché l’uomo che non crede, l’uomo vanitoso arrogante presuntuoso e prepotente si scontri con il mistero della “SACRA SINDONE”."

- Alessandro Romano